lunedì 27 aprile 2009

Come Mau riformula il racconto di Simone (La Magia della Sera)

Sento il bisogno di condividere le emozioni che per me solo l'F3K può regalare.
Questa sera finalmente dopo mesi rientro a casa e non c'è un filo di vento, devo correre al campo, ho solo il modello da vento ma devo correre al campo.
Batterie cariche da stettimane, il sole ancora a quaranta gradi dall’orizzonte e non c’è un filo di vento e neanche una goccia di pioggia. Nel dubbio mi gratto le palle.
Mi cambio e preparo i tre pezzi vicino alla porta di casa. Ali, fuso e cassetta con la radio. Carico tutto in spalla, scendo ed appoggio i tre pezzi fuori dal box . Ormai ci sono e penso: esco dal box, carico, cinque minuti di macchina e volo.
Entro in auto, giro la chiave e …niente. Il motorino neanche gira. Si sente un click e tutto tace. Azz, la batteria è giu’. I maledetti asorbimenti fantasma. Non la uso da una decina di giorni e quella muore. Vabbè era da qualche tempo che ci pensavo. Attraverso la strada e dal Brico compro il caricabatterie che avevo già adocchiato. Un’oretta di massima carica e ce la dovrei fare. Lascio aperto il cofano, chiudo il box e torno nell’appartamento a sbrigare un po’ di cose. Ce la posso ancora fare.
Riscendo dopo un’ora che sembravano due ma ce la posso ancora fare. Riapro il box e …la basculante si ferma a tre quarti con il motore che ancora gira. Un ferro trasversale della bascula, che quando l’ho chiusa ha solo accarezzato il bordo davanti del cofano alzato, all’apertura ci si aggancia e cerca di lussarlo come un’ostrica.
Mi aggrappo al bordo ed inizia un drammatico tiro alla fune con una mano che mi tiene aggrappato e l’altra che cerca il telecomando che sta ovviamente nella tasca opposta a quella dell’arto libero. Lo trovo. Lo fermo. Sposto di poco il cofano ed apro finalmente il box. Ce la posso ancora fare.
Ma ora non trovo le chiavi della macchina. Ritorno in casa. Le trovo e riscendo in garage. Esco dal box e carico tutto. Parto. Un breve corridoio e finalmente, dopo sei mesi che lo avevamo chiesto, mi accorgo che ci hanno ripristinato il funzionamento del cancello esterno. Ed infatti ora è chiuso. Spingo il tasto del telecomando e, dopo una decina di minuti, mi nasce il sospetto che abbiano cambiato anche il codice. Ma forse ce la posso ancora fare.
Faccio manovra per rientrare nel box e per risalire a chiedere informazioni a qualcuno ma vedo con la coda dell’occhio che una macchina sta uscendo. Mi ci accodo come un avvoltoio e finalmente esco a ..riveder le stelle. Devo fare poco più di un chilometro per arrivare al campo e provo ad evitare il momento di massima congestione del quartiere. Ci sono un paio di stradine che il traffico di massa non conosce. Ed infatti è proprio su una delle due che rimango bloccato.
Una vecchia si è incollata una ragazzina col motorino. Aspetto pazientemente ma più aspetto e più spero che almeno una delle due muoia. A prescindere dalla colpa, per una questione prettamente evolutiva, spero che sia la vecchia. Va via anche l’ambulanza e con il sole a due sole lunghezze dalla linea nera. Ripartiamo ed arrivo quasi subito a destinazione. Manca una curva al parcheggio che condividiamo noi volatori con la gente di un campetto di basket. Oggi c’era la finale intercircoscrizionale medio-europea. Parcheggio, dopo un quarto d’ora di ricerca, praticamente quasi sotto casa mia. Carico tutto in spalla e mi incammino. Passano altri dieci o quindici minuti ed il sole e’ ad una sola lunghezza dal salutare tutti. Ma ce la posso ancora fare.
Anzi, ce l’ho fatta. Un ragazzetto, una vecchia, ognuno con il cane. Ed il sole basso che fa i colori caldi. Arrivo in posizione. Monto l’ala. Mi guardo intorno e c’è pace. Il traffico è lontano. Duecento metri che fanno la differenza. Mi manca solo la presenza di qualche amico storico ed una melodia di Ennio Morricone. Non importa. E’ il paradiso e dentro quel paradiso io ci lancio. E lui sale, ruota e plana. Due giri e prendo un termica. Prima debole e poi crescente come un crescendo musicale. Un altro giro sottovento e dritto verso il sole. Uno strllo alle mie spalle ed il gabbiano Johnatan mi avvisa che e’ tornato. Era tanto che non lo vedevo. Passano entrambi proprio sopra di me. Il gabbiano e’ solo poco più piccolo dello Spritz quindi vuol dire che gli è praticamente in coda e che gli sta facendo la solita corte. Mi passano sopra e faccio l’impossibile per non scordarmi di questo momento. Godo della torsione del collo di quando l’aereo ti passa sopra, con la testa che si abbassa verso il sole e che, solo per un frame, vede qualcosa che si stacca dala coreografia che i due stanno facendo sopra di me e che sta venendo giù.
Penso subito alla cappottina e continuo a guardare la macchia che si avvicina.
Però non svolazza. Penso allora al piombo che ho messo per bilanciare l’ala ma …è troppo chiaro.

Non ne vedo più la traiettoria perche’ è troppo verticale. Anzi, non rifletto più, ormai è già sul viso. Mi colpisce e non rimbalza.

E’ umido.
Non era lo Spritz.
Era Johnatan.
Anche questo è per me l’F3K.

La magia della sera

Racconto dell'amico Simone Cavallo (MoonWalkerFJ)

Sento il bisogno di condividere le emozioni che per me solo l'F3K puo regalare.
Questa sera finalmente dopo mesi rientro a casa e non c'è un filo di vento, devo correre in pista, ho solo il modello da vento ma devo correre in pista.
19:30 imbocco lo sterrato, c'è una curva a gomito coprta dalle canne, la faccio a tutta birra e mi trovo all'improviso un gufo quasi sul cofano, mi fermo, si posa per terra accanto a me e ci guardiamo negli occhi, che sia un presagio? Sgrat sgrat...

Campo deserto, silenzio totale, inizio a lanciare, il modello è cabrato ma non ho piombo, chi se ne frega, qualche tacca di trim e sono pronto, inizio a scaldarmi ed il sole si tuffa in mare, lancio, 5 secondi di salita e poi di nuovo il silenzio, il modello si staglia nero sul cielo arancione, all'improvviso entro nella pace che mi circonda, il modello scivola nel silenzio come un fantasma, sento solo le rane e qualche uccello, sono tornato bambino, sono tornato il gabbiano Jonathan Livingston.
8:15 non vedo più nulla, il sogno è finito ed è ora di tornare a casa.
Nessuna termica nessun cronometro solo il sogno di essere un gabbiano, la sensazione che provavo sdraiato sul prato a guardare le nuvole, lo stupore del soffio di una balena che emerge accanto alla barca al tramonto, questo per me è l'F3K.

Ciao
Simone